Expo Consulting opera con grande professionalità in ambito fieristico da vent’anni. Giusto il mese scorso abbiamo festeggiato il nostro anniversario. Pensiamo che le fiere continueranno ad essere un elemento fondamentale per lo sviluppo del business, specie in ambito internazionale, e non solo per le piccole e medie imprese.
La Fiera: specchio di un mondo che cambia
Il mondo attuale si sta caratterizzando sempre più per l’incontro di culture diverse, tutte accomunate da un’interazione sempre più profonda e, dunque, sempre più complessa da gestire. Non a caso, negli ultimi anni i corsi di studio e di specializzazione in intermediazione culturale hanno riscosso un successo via via crescente.
E’ chiaro quindi che in questo contesto le fiere saranno vissute in maggior misura come l’habitat naturale per coltivare e sviluppare i rapporti d’affari.
Habitat che può risultare particolarmente complesso da esplorare, soprattutto per i nuovi player che vorrebbero iniziare a lavorare in fiera e fare business in questo coloratissimo e variegato settore.
Le 4 golden rules per chi vuole lavorare in fiera
- Restare aggiornati: con la velocità e l’intensità dei cambiamenti di questi anni, chi inizia a lavorare nel mondo fieristico dovrà innanzitutto saper stare al passo con i trend di lungo periodo.
- Sviluppare acume e sensibilità: in questo scenario di riferimento, caratterizzato da grandi interazioni, si troverà certamente bene a lavorare chi ha acume e sensibilità nel cogliere le peculiarità delle diverse culture e saprà farle incontrare, valorizzando al massimo gli aspetti migliori di ciascuna.
- Avere voglia di viaggiare e intraprendenza: per lavorare in fiera con successo sarà sicuramente fondamentale avere voglia di viaggiare e forte intraprendenza, ma anche tenacia e conoscenza delle lingue.
- Non confondere il saper parlare l’idioma di un paese con il conoscere una lingua: saper parlare un idioma è – tutto sommato – un fatto meccanico e di apprendimento, anche mnemonico. Conoscere una lingua sicuramente significa saperla parlare, ma oltre a questo vuol dire conoscere e aver studiato la cultura del popolo che la usa quotidianamente, la letteratura che ha prodotto e quindi, in ultima analisi, significa conoscere i modi di fare e di pensare di una nazione. Confondere le due cose porterebbe ad esporsi al grave rischio di incorrere in grossolani fraintendimenti o, nella migliore delle ipotesi, di non cogliere le opportunità che – come sempre – scaturiscono dal saper comprendere… il detto-non-detto.



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