“L’antibiotico in allevamento? Solo quando è effettivamente necessario”.
Parola di Loris Alborali, Responsabile della sezione Diagnostica presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna con sede a Brescia, che sottolinea quanto negli ultimi tempi l’attenzione su questo tema sia cresciuta soprattutto da parte degli stessi allevatori.
Mercoledì 30 novembre 2016, presso il Michelangelo Business Center di Modena, a partire dalle ore 9 si svolgerà la Giornata della Suinicoltura che, organizzata da Expo Consulting srl di Bologna, avrà per titolo “Biosicurezza. Antibioticoresistenza. Progetti di sanità pubblica. Allevatori e mondo scientifico uniti a tutela del consumatore” e vedrà seduti al tavolo dei relatori i più qualificati esperti nazionali e internazionali.
Biosicurezza in allevamento: cosa è cambiato
Il periodo in cui agli allevatori veniva imputato un impiego un po’ troppo disinvolto di antimicrobici in allevamento è ormai superato. E’ così?
“Direi proprio di sì e questo anche grazie all’attività condotta dagli Organi istituzionali preposti che hanno saputo portare avanti dei processi in cui è stato spiegato chiaramente ai suinicoltori come spesso l’impiego inappropriato di antibiotici non solo sia inefficace, ma comporti un aumento dei costi di gestione aziendale che in periodi difficili come quelli che da diversi anni colpisce il settore suinicolo non possono certo essere sottovalutati”.
Si è trattato e si tratta di una combinazione tra l’efficacia dei controlli sanitari e una corretta informazione, un mix a mio avviso molto appropriato che ha saputo colpire il cuore del problema. Infatti, grazie ai controlli, il concetto di impiego degli antibiotici solo quando è necessario attraverso l’utilizzo di molecole più efficaci a partire da quelle di primo intervento, ha intercettato l’attenzione dell’allevatore in un’ottica di riduzione del farmaco, concentrando gli interventi su una migliore gestione della porcilaia e su una scrupolosa azione in materia di biosicurezza.
Un ottimo investimento
E’ stato valutato che investendo 1 in biosicurezza interna all’allevamento si ha un ritorno positivo di 7,6; mentre il valore si ferma a un più che soddisfacente 6,7 se parliamo di biosicurezza esterna all’allevamento. E’ facile intuire l’importanza di questi valori che dimostrano come una corretta applicazione delle pratiche di biosicurezza non solo migliora le condizioni della porcilaia, ma rappresenta un utile ed efficace controllo su diverse patologie virali come la Prrs (Sindrome respiratoria e riproduttiva del suino, ndr) sulla quale l’impiego di antibiotici ha dimostrato di avere poca efficacia.
Biosicurezza in allevamento: interna ed esterna
L’obiettivo è ovviamente quello di impedire che agenti patogeni portatori di malattie entrino in contatto con gli animali pregiudicandone la salute, il benessere, le performance produttive e la qualità della carne che arriverà sulle nostre tavole. Più che una distinzione tra pratiche di biosicurezza interna ed esterna all’allevamento, ritengo sia corretto parlare dell’applicazione di protocolli che prevedono l’adozione di numerose misure: si va dalla disinfezione dei ricoveri ai controlli in ingresso di mezzi di trasporto, visitatori, operatori; dalla gestione dei flussi ai controlli in uscita degli animali verso i macelli; dall’acclimatamento al monitoraggio siero-batteriologico dei suini, tenendo presente che ognuna di queste operazioni, che rappresentano solo una parte di quelle previste, anticipa interventi mirati e declinabili ad altri aspetti ad esse collegati. E’ importante non dimenticare mai che solo l’adozione di rigorosi protocolli di biosicurezza in allevamento può garantire la stabilità sanitaria in grado di favorire la riduzione del farmaco, obiettivo che rappresenta un po’ la nostra stella polare alla quale si può arrivare proprio attraverso la strada della biosicurezza.
La sezione Diagnostica dell’IZSLER è impegnata su questo fronte?
“Direi in maniera preponderante – conclude Loris Alborali – perché tutto il lavoro dell’Istituto si concentra proprio sulla biosicurezza in allevamento. Quindi non solo diagnostica, pur importante, ma supporto per arrivare ad un impiego appropriato del farmaco. Questo è il nostro obiettivo, che riteniamo raggiungibile anche grazie all’accresciuta sensibilità degli allevatori rispetto a questo tema, che in ogni caso non può prescindere da una conoscenza approfondita della propria azienda”.


