Lo Smart Working, o se preferite Lavoro Agile, contrariamente alla buzzword che in queste settimane sembra rimbalzare un po’ ovunque, non è un concetto particolarmente nuovo, tantomento storicamente recente.
“Work is something we DO, not a place that we GO”
Nasce infatti negli anni ’70, col conseguente sviluppo di tutto il settore delle telecomunicazioni e il rapido diffondersi dei computer come oggetto domestico, entrando nella terminologia e nel sentire comune a metà degli anni ’90.
Il lavoro agile in Italia
Persino qui in Italia, dove nella lotta fra tradizione ed innovazione abbiamo un’affezione radicata sicuramente più per la prima che per la seconda, esiste una legge che norma esplicitamente la fruizione del lavoro agile già dal 2017.
Alle aziende italiane piace definirsi smart, innovative, all’avanguardia.
Ma lo sono poi davvero?
Nonostante la struttura legislativa non solo lo permetta, ma anzi, addirittura lo incoraggi, in Italia solo il 12% delle PMI ha attivato progetti strutturati di smart working; mentre nelle grandi realtà, nonostante budget, apparato organizzativo e struttura facilitino notevolmente la sua implementazione, meno del 60% ammettono già di applicare forme di lavoro agile.
Perché in Italia è così poco popolare?
Numeri di questo tipo, invece, evidenziano, oltre che una strutturale resistenza al cambiamento tipica delle realtà più piccole, una grandissima mancata opportunità.
Al netto di situazioni e settori in cui la non introduzione dello smart working è difficoltosa per la natura stessa delle aziende, (pensiamo ad esempio a tutto il settore produttivo, industriale e manifatturiero, dove l’operatività della filiera non può essere garantita in remoto per ovvie ragioni) vi sono comunque un certo numero di realtà strutturalmente adeguate ma che non considerano ancora l’idea.
I motivi sono molteplici, e vanno ricercati sia in ragioni strutturali – poca penetrazione tecnologica, il digital divide che spesso affligge aree geografiche piuttosto vaste – sia in ragioni culturali: manager ed imprenditori, veri volani del cambiamento, senza una vision particolarmente a lungo termine.
Smartworking e PMI: i vantaggi
Interi settori, specialmente nel terziario, nell’ambito della consulenza IT, ma anche commerciale e servizi, si prestano intrinsecamente all’introduzione di modalità lavorative alternative e potrebbero trarne diversi benefici:
- Riduzione dei costi di affitto/gestione di uffici e spazi fisici, dove non tutto il personale deve necessariamente essere sempre presente;
- Aumento della flessibilità lavorativa, e del benessere per il dipendente, che risparmia tempo e denaro sulle trasferte, con conseguente aumento della produttività, soprattutto per chi ha figli e non deve quindi affidarsi unicamente a permessi e ferie;
- Diminuzione delle emissioni di CO2 a causa degli spostamenti ridotti.
Smart working: case study di Expo Consulting
Noi di Expo Consulting, nel nostro piccolo di PMI, prevediamo la possibilità di utilizzare il telelavoro dal lontano 2003 (quindi ben prima che in Italia diventasse anche solo argomento discusso in sede legislativa), e possiamo testimoniare in prima persona i benefici che l’introduzione del lavoro agile ha portato.
In particolare, oltre a quanto già elencato, utilizzare lo smart working ci ha permesso di acquisire la conoscenza di nuove tecnologie e di mantenerci al passo con i tempi, giungendo poi preparati a periodi come questi, dove la possibilità di lavorare da remoto può veramente fare la differenza tra mantenere l’azienda in corsa o dover chiudere le comunicazioni in maniera pressoché totale per l’impossibilità di lavorare fisicamente dall’ufficio.
Grazie agli sforzi per implementare l’attrezzatura ed i software, abbiamo acquisito confidenza con diverse tecnologie utili non solo a garantire l’operatività da remoto, ma che si sono rivelate fondamentali nel digital marketing: presentazioni, video, webinar e videoconferenze. Tanto che ad oggi possiamo sfruttare questo periodo di home office “forzato” e lontano dalla frenesia quotidiana per concentrarci su aspetti importanti ed innovativi del nostro lavoro prima messi in secondo piano, e che abbiamo intenzione di condividere con i nostri clienti, aficionados e collaboratori.
Prima di domandarci, dunque, quali buoni motivi abbiamo per utilizzare lo smart working, faremmo meglio a chiederci: quali motivi abbiamo per NON farlo?


